Il sorbo fra le pomacee un concentrato di virtù

Il sorbo  appartiene alle pomacee ed è stato quasi dimenticato, a torto, perché  invece è   un bell’albero da frutto e d’ornamento.

Il sorbo è una pianta che cresce ovunque, non richiede cure particolari ed è molto longeva.

Il sorbo è una pianta da frutto perché le sue bacche sono decorative ma anche commestibili.

Concludendo il sorbo  è un vero concentrato di virtù.

I suoi fiori che in primavera sbocciano in abbondanza sono molto graditi alle api, le sue bacche attirano schiere di tordi, di merli e di altri piccoli uccelli che se ne cibano, il suo frutto asprigno è ottimo per saporite marmellate e il suo legno duro e incorruttibile è l’ideale per piccoli lavori d’intaglio.

Inoltre questa pianta si ammanta in autunno prima della caduta delle sue foglie di accese incredibili tonalità.

Fanno assomigliare questo albero che può crescere selvatico nei boschi come una torcia accesa tanto è vivo il colore rosso delle sue foglie.

In certe varietà il suo fogliame prima di cadere prende dei tenui e delicati colori sull’arancio o ancora l’albero si riveste d’oro tanto è intenso il colore giallo delle sue foglie  come avviene nella varietà del “Sorbus aria”.

Quindi il sorbo è bello in primavera con la sua bianca e abbondante fioritura e in estate quando fra il suo fogliame finemente inciso cominciano a maturare miriadi di piccoli frutti rossi che permangono a lungo sulla pianta fino ad inverno inoltrato.

Inoltre in autunno è, a mio parere, uno dei più begli alberi per la sua colorazione autunnale.

Quindi non mi so capacitare come mai questa pianta così rustica e così bella sia stata dimenticata anzi direi proprio negletta.

Però io che la conosco bene e che da tempo ho avuto modo di  scoprire i suoi molteplici interessanti aspetti voglio fartela conoscere e apprezzare   e forse giungerai ad amarla come l’amo io.

Le incerte origini del sorbo

Occorre ricordare come  del sorbo se ne contino diversi tipi e l’origine di questa pianta  sia molto antica.

Il sorbo è originario  dell’Europa Meridionale ma non si è riusciti a stabilire il suo esatto areale d’origine.

Cresce selvatico da lungo tempo in Spagna, in Italia, in Grecia e si spinge sino all’Asia  con le specie asiatiche.

Insieme al corbezzolo è stato uno dei primi pomi, infatti appartiene alle pomacee, che costituivano un prezioso alimento commestibile per le popolazioni primitive europee prima ancora che divenissero stanziali e iniziassero a coltivare.

Quasi certamente  questa pianta è stata uno  dei primi alberi da frutto piantati vicino alle capanne delle popolazioni primitive.

Il sorbo con il melograno e la vite fu una delle prime  piante da frutto coltivate   prima lungo il bacino del  mare Mediterraneo per poi diffondersi nel resto dell’Europa.

La forma  domestica del sorbo era già  conosciuta dagli antichi romani che apprezzavano la tenerezza e la dolcezza  del suo frutto, la sorba.

Ne parla lo scrittore romano Virgilio che nelle “Georgiche” spiega come  si usava far fermentare le sorbe con il grano per poter poi ottenere una bevanda alcolica fermentata simile al sidro che veniva chiamata “Cerevesia”

Sorbo deriva dal latino “Sorbus” che a sua volta deriva dal celtico “Sor” che significa aspro.

Tuttavia siccome l’etimologia del nome latino “Sorbus” è incerta è probabile che questo  nome possa derivare dal verbo “sorbeo”  che ha come significato bere, assorbire in  riferimento al fatto che i suoi frutti fortemente astringenti arresterebbero i disturbi intestinali come la diarrea.

Ne era convinto Discoride un medico greco che impiegava le sorbe non tanto come frutta ma come rimedio medicamentoso.

Furono gli antichi romani che diffusero questo albero da frutto il sorbo domestico.

Columella uno scrittore romano dà indicazioni sul sorbo e dà consigli  sulla sua piantagione “…….il sorbo piantalo dopo la metà dell’inverno fino a metà febbraio….”

Per quanto riguardava il suo frutto, le sorbe, sempre Columella  consiglia “…..raccoglile a mano con  diligenza e mettile in piccoli orci….alcuni conservano questi frutti molto bene mettendoli nel vino passito e  aggiungendovi una specie di tappo di finocchio secco dal quale le sorbe siano tenute bene in fondo”

Il sorbo era sacro alle popolazioni celtiche che lo piantavano nelle vicinanze delle case perché   ritenevano il sorbo un albero sacro capace di scacciare le streghe e di preservare dai malefici.

Le popolazioni dei Celti e dei Germani consideravano il  suo frutto un efficace baluardo contro i sortilegi e i fulmini e per questo motivo ne appendevano un ramo fruttifero sulla porta di casa per assicurarne la protezione.

Del sorbo non si sprecava nulla anche il suo legno un tempo veniva usato per fare armi come archi e balestre perché duro e finissimo.

Questa pianta ha davvero attraversato i secoli apprezzata dalle classe più umili che non solo impiegavano il suo legno per attrezzi domestici come fusi per filare o viti per torchi ma tenevano in gran conto anche i suoi piccoli frutti le sorbe che venivano fatte essiccare su graticci o infilzate in un lungo filo come i grani di una collana.

In tempi di carestia se ne poteva fare una farina che veniva  mescolata con quella di grano più costosa.

Il sorbo è stato piantato da sempre vicino alle case e nei conventi, specie nel periodo Medioevale, perché si diceva che avesse la magica proprietà di allontanare le streghe, gli spiriti maligni e  i malefici.

Nelle leggende popolari la sorba matura veniva considerata un portafortuna per merito delle intense tonalità rosse della sua buccia che  si credeva avessero il potere di allontanare miseria e povertà.

Da sempre i boschi ricchi di sorbi sono ritenuti propizi per la caccia perché sono molti gli uccelli e altri animali che si nutrono dei piccoli frutti di queste piante.

Tuttavia la sorba non era solo un frutto per persone umili.

Infatti da questo umile frutto, le sorbe, si ricava ancora oggi un liquore in voga sin dal 1600 chiamato “Sorbolino” molto apprezzato dalla nobiltà del tempo.

Tale liquore infatti vanta una ricetta antica e la sua esistenza è documentata alla corte dei Gonzaga sin dal XVII  secolo.

Questo liquore che viene ricavato dalle sorbe mature prende il nome di un paese vicino a Parma, Sorbolo, dove le piante di sorbo dovevano essere numerose.

Di questo liquore antico e raro ne esistono due versioni “Il sorbolino” che è il liquore di sorbe  tipico del paese di Sorbolo e il “ Liquore nobile di sorbe” di un paese vicino di nome Coenzo.

Inoltre fin dall’antichità si facevano fermentare le sorbe per ricavarne una bevanda simile al sidro.

Nel 1600 Vincenzo Tanara vissuto nel bolognese nella sua opera di ben 7 libri “L’economia del cittadino in villa”, dove descrive l’organizzazione della “villa” una fattoria di proprietà di nobili o alta borghesia, parla   del sorbo.

Dice il Tanara “pochi frutti ci sono uguali nell’utile a questo che porge pane, vino e companatico”

E’ davvero un peccato che oggi le sorbe, che a seconda delle numerose varietà hanno la forma di piccole mele o di piccole pere,  siano oggi frutti sconosciuti ai più.

Dopo la seconda guerra mondiale con lo spopolamento delle campagne si perdette molto dell’ antico  sapere contadino.

Anche il sorbo, questo bell’albero carico di significati che per secoli era stato un sostentamento per le popolazioni più povere, non venne più coltivato.

Forse perché al giorno d’oggi si vuole “tutto e subito” mentre col sorbo non è possibile occorre tempo e pazienza.

Pazienza di aspettare che l’albero divenga adulto, è una pianta di lenta crescita, e pazienza nell’aspettare di gustare i suoi piccoli frutti.

Infatti le sorbe non possono essere mangiate appena raccolte ma hanno bisogno di un periodo di maturazione chiamato “ammezzimento”.

Tuttavia   occorrerebbe riscoprire le antiche virtù come la pazienza e la  tenacia così utili anche ai nostri giorni.

Quindi se puoi ti consiglio di piantare  il sorbo bello e utile che potrai di certo lasciare in eredità ai tuoi figli e anche ai tuoi nipoti.

Voglio segnalarti un’altra pianta da frutto antica il  nespolo comune la cui frutta   per molto tempo     ha costituito un’utile fonte di vitamine e di minerali   in inverno.

Questo tipo di nespole abbisognano come le sorbe di un periodo di “ammezzimento”, cioè  devono maturare dopo la raccolta   sulla paglia in un posto asciutto e buio,  per questo motivo vengono poco consumate ai giorni nostri ed è un vero peccato.

Il  nespolo comune purtroppo si è fatto, come il sorbo, raro ne ho  una pianta e per diffondere questa rara pianta e la sua coltivazione ho creato un’opera a lui dedicata  che ti invito a scoprire cliccando qui sotto questo banner

Il sorbo: sua descrizione

Esistono molti tipi di sorbi ma in questo post parlerò principalmente del sorbo domestico che appartiene alla famiglia delle Rosacee e che ha come nome scientifico Sorbus domestica.

Il sorbo è un albero deciduo che può raggiungere l’altezza di 15 metri con un tronco dritto e con la scorza di colore grigio scuro.

Da adulto ha chioma rotonda aperta mentre le giovani piante hanno una chioma più compatta che tende  verso l’alto.

Ha foglie alterne lunghe sino a 20 cm e composte da 6 -10 paia di foglioline lanceolate e dentate ai margini e acute all’apice.

Le foglie del sorbo domestico sulla parte superiore  presentano un colore verde scuro mentre  nella parte inferiore sono pelose.

In primavera questa pianta da frutto si copre di bianchi piccoli fiori ermafroditi riuniti in gruppi numerosi che generalmente  sono collocati in cima ai rami.

L’impollinazione è data dagli insetti pronubi principalmente api.

I frutti sono pomi di circa 5 cm di diametro  riuniti in gruppi di 4-10 con una buccia gialla o verdastra con sfumature rosa o rossastre.

La loro polpa verdastra diventa bruna a piena maturazione dopo il periodo dell’ammezzimento.

Ogni piccolo pomo contiene dei semi bruni e angolosi generalmente in numero di 5 o 6.

La loro forma può essere simile ad una piccola mela e allora abbiamo le cultivar malifere mentre in altre varietà la forma dei frutti assomiglia a quella delle pere e allora abbiamo le  varietà pyrifere.

Queste sono le due  varietà di sorbo  domestico che si riconoscono dalla forma dei loro frutti.

La maturazione dei frutti avviene in autunno e siccome   il sorbo domestico spesso lo si trova anche allo stato selvatico nei boschi montani di latifoglie i suoi frutti, che a maturazione cadano con facilità dall’albero, sono molto graditi alla fauna selvatica.

Il sorbo: come coltivarlo

L’albero del sorbo vigoroso e rustico predilige la collina e la montagna ha una buona resistenza al freddo e alle estati calde preferisce clima fresco e ventoso.

Può spingersi sino ad un’altitudine di 900 metri e predilige terreni freschi, profondi e ben drenati ricchi di sostanza organica ma si adatta a suoli argillosi e calcarei.

In genere questa pianta viene allevata in vaso o a forma libera limitando al minimo  gli interventi di potatura.

La potatura si limita a togliere i polloni se ve ne  sono e a eliminare  i rami secchi o malati.

La concimazione  viene effettuata a fine inverno con sostanza organica ben decomposta da spargere sotto la chioma ma per il sorbo non è strettamente necessaria.

Per quanto riguarda l’irrigazione è  importante  solo per le giovani piante perché le piante adulte con le forti radici che penetrano in profondità nel terreno non abbisognano, se non in caso di prolungata e forte siccità, di apporto idrico.

Per quanto riguarda la moltiplicazione del sorbo domestico  questa pianta si moltiplica per seme o per innesto.

Tuttavia è preferibile innestarla perché le piante nate da seme oltre a poter essere differenti dalla pianta madre si sviluppano molto lentamente entrando in fruttificazione tardi anche dopo 7 anni e più.

Per anticipare la messa a frutto il sorbo viene innestato sul biancospino o sul cotogno quest’ultimo portainnesto però è sensibile al terreno calcareo e soffre la siccità.

La produzione innestando la pianta anticipa di qualche anno ma una costante produzione non si ottiene prima dei  10 anni di età.

Se ti piacciono le piante da frutta rare e dimenticate come il sorbo vieni a scoprirne altre nella mia opera sul frutteto che ti svelerà come ottenere piante da frutta rigogliose e produttive anno dopo anno

I 5 principali tipi di sorbo

Di sorbi ve ne sono davvero di tanti tipi perché il genere Sorbus è un genere  molto numeroso che include   oltre  100  specie di sorbi contando anche gli ibridi che spesso si propagano in quanto autofertili.

Oltre al sorbo domestico che ho già trattato in questo post ecco gli altri tipi di sorbi comuni in Europa  tenendo conto che il genere Sorbus comprende anche specie asiatiche.

Se il sorbo domestico si è fatto raro come pianta da frutto coltivata ma anche come pianta selvatica, una salute migliore gode un altro tipo di sorbo selvatico diffuso in tutta Italia specialmente nei boschi di faggio e abete dove si spinge sino ai 2000 metri.

Si tratta del Sorbus acuparia chiamato popolarmente sorbo degli uccellatori che costituisce un’importante fonte di approvvigionamento per la fauna selvatica e soprattutto per gli uccelli con i suoi frutti rossi che permangono a lungo sulla pianta dopo la caduta delle foglie.

Sfruttando questa caratteristica un tempo i cacciatori mettevano una complessa trama di reti attorno a questa pianta e in questo modo potevano catturare un gran numero di uccelli fra i quali tordi, merli e passeri che vi restavano imprigionati.

Da questa pratica deriva il nome di questo tipo di sorbo ovvero sorbo degli uccellatori.

Questa pianta rustica non manca di bellezza.

Se i suoi frutti, riuniti in grossi grappoli di colore rosso vivo, benchè commestibili sono piuttosto insipidi   rimangono però a lungo sulla pianta anche in pieno inverno rendendola molto appariscente.

Il sorbo degli uccellatori è pianta mellifera e in primavera viene visitata da numerose api per la sua abbondante fioritura bianca che la rende ornamentale.

In autunno poi trionfano i colori delle sue foglie grandi e pennate  simili a quelle del sorbo domestico che prendono un colore giallo intenso con numerose e appariscenti sfumature.

Una caratteristica di questo tipo di sorbo è che spesso non si presenta con un solo tronco ma cresce con un ceppo formato da più tronchi.

Le sue radici sono così grandi ampie e profonde che questa pianta potrebbe benissimo essere impiegata nelle scarpate per trattenere il terreno.

Il sorbo degli uccellatori  è una pianta rustica che sopporta bene anche l’inquinamento e che andrebbe utilizzata  maggiormente nei giardini ma anche nelle scarpate e per le alberature stradali.

Un altro tipo di sorbo selvatico diffuso sia in pianura che in montagna sino ai 1200 metri di altitudine è il Sorbus aria chiamato popolarmente sorbo montano o farinaccio.

Diffuso allo stato selvatico sino alla Norvegia è possibile trovarlo   sino ai rilievi della Spagna e della Sicilia dove cresce nei boschi montani mentre più a Nord non disdegna i luoghi sassosi anche aperti dove però rimane più basso.

In Italia diviene un grande albero che si può trovare sino ai 1200 metri di altitudine.

Con il tempo può raggiungere i 15 metri di altezza con una chioma imponente ampia e a cupola molto fitta.

La caratteristica che permette di distinguerlo dagli altri sorbi è data dalle foglie che non sono divise in tante piccole foglioline come quelle degli altri  sorbi ma sono grandi, ovali e con i margini dentati.

La loro pagina superiore è di un colore verde scuro mentre inferiormente sono ricoperte di una fitta peluria bianca che dà loro un aspetto quasi scintillante.

Fiorisce in primavera con una moltitudine di piccoli fiorellini bianchi raccolti in corimbi che   si trasformano in piccoli pomi rotondeggianti rossi o rosso arancio a maturazione che sono portati in grappoli situati alla fine dei rametti.

Questi piccoli frutti che contengono al loro interno uno o due semi hanno una polpa gialla, farinosa e dolciastra che un tempo veniva  seccata macinata e ridotta in polvere creando così una farina che mischiata con la farina di grano veniva usata  per fare il pane.

Oggi non si mangiano più questi frutti e raramente vengono ancora usati per certe tipiche ricette regionali, per gelatine, marmellate o per aromatizzare la grappa.

Se la loro polpa non è particolarmente gradevole per il nostro palato è invece ambita dalla fauna selvatica e da molte specie di uccelli.

Un tempo queste bacche venivano usate dai cacciatori come esca per catturare i volatili.

Il sorbo montano è una di quelle piante che vengono ammirate maggiormente in lontananza.

Mi ricordo una passeggiata in montagna da ragazzina e ancora oggi rammento un pendio   dove vi erano dei massi e dove svettava isolata una grande pianta che sembrava coperta d’argento.

Era un  pomeriggio estivo e questo grande albero brillava come se davvero le sue foglie fossero di quel metallo uno spettacolo che non ho più dimenticato.

Ho fatto così la conoscenza del sorbo montano e ho sempre desiderato averne una pianta ma siccome questo albero rende al meglio come esemplare isolato non ho mai potuto soddisfare questo mio desiderio.

Se però  abiti in montagna   dove il clima è   fresco in estate  anche se in inverno il freddo è pungente e la neve cade fitta e spessa e se  possiedi delle zone spoglie e scoscese non fartelo mancare.

Un altro tipo di sorbo è il Sorbus torminalis chiamato ciavardello che a differenza degli altri sorbi che prediligono la montagna vive sporadico nei boschi di pianura spingendosi al massimo sino agli 800 metri.

E’ un albero alto dai 5 ai 15 metri che fiorisce in primavera con fiori bianchi riuniti in radi corimbi che attirano le api.

I suoi frutti sono piccoli pomi di colore giallo con lenticelle brune che a maturazione prendono un colore scuro.

Questi frutti che rimangono sulla pianta per gran parte dell’inverno forniscono cibo agli uccelli proprio come succede per gli altri tipi di sorbo che costituiscono un prezioso aiuto per la fauna selvatica in un periodo, quello invernale, avaro di cibo.

Il ciavardello si distingue dagli altri sorbi per la forma del suo fogliame.

Infatti ha le foglie simili a quelle dell’acero sono semplici, di colore verde scuro e hanno 3-4 paia di lobi triangolari profondi e aguzzi che le rendono inconfondibili.

Un tempo i suoi frutti venivano raccolti e se ne facevano marmellate e sciroppi, specie nei paesi del Nord Europa venivano usati per aromatizzare la  birra.

Ancora adesso in Austria vicino a Vienna si estende una regione aperta dove campi coltivati e pascoli sono inframmezzati da vecchie piante da frutto meli peri e sorbi ciavardelli molto vecchi, si stima che parecchi abbiano raggiunto la ragguardevole età di 200 anni, e molto alti alcuni superano i 15 metri.

La raccolta della loro frutta che si svolge in autunno è un’operazione lunga e pericolosa.

I raccoglitori muniti di un sacco di tela si legano a scale altissime che li portano sin sulla cima delle   piante dove debbono raccogliere con delicatezza i ramoscelli che contengono i grappoli di frutti poco più piccoli di una ciliegia.

Questi frutti contengono al loro interno 3 o 4 semini marroni con un intenso sapore di amaretto.

Dopo una settimana circa di ammezzimento in un luogo fresco e asciutto si procede pazientemente a separare i frutti dai ramoscelli.

Queste sorbe costituiscono il principale ingrediente per parecchi piatti locali sia dolci che salati ma la maggior parte di loro viene usata per fare una grappa molto pregiata   ottenuta dalla distillazione del mosto che si ricava dai frutti messi a macerare in acqua e lievito.

Questa rara e particolare grappa particolarmente costosa     ha un gusto morbido equilibrato con una piacevole e caratteristica nota di marzapane.

Se passi da quelle parti non mancare di ricercarla se ti piacciono i liquori forti e particolari.

Le qualità delle sorbe

Sembra incredibile che il sorbo produca un frutto così piccolo  che possieda delle qualità così importanti.

Le sorbe sono ricche di vitamina C, di acido malico, citrico e sorbico possiedono la pectina e contengono anche due zuccheri: il saccarosio e il sorbitolo.

Quest’ultimo zucchero, che può essere trasformato dall’organismo senza l’intervento dell’insulina, rende le sorbe particolarmente adatte all’alimentazione dei diabetici.

I frutti immaturi contengono tannini sostanze astringenti che aiutano in caso di disturbi intestinali.

Dopo un adeguato periodo di ammezzimento, che può durare da una ventina di giorni al mese e più, questi tannini si trasformano in zuccheri dolci donando al frutto maturo il caratteristico sapore dolce.

Le sorbe contengono molte sostanze  benefiche che   rendono questi frutti diuretici, astringenti, antinfiammatori, tonificanti e rinfrescanti.

Il succo delle sorbe può essere utilizzato in cosmesi per normalizzare le pelli grasse.

Questo frutto è poco calorico infatti 100 g di frutti maturi forniscono appena 68 calorie quindi è adatto a chi fa dieta.

Per quanto riguarda il suo utilizzo uno dei più semplici è la marmellata di sorbe e mele.

Si ottiene facendo cuocere le sorbe mature con uguale peso di mele e altrettanto di zucchero.

Passata al setaccio e tenuta in frigorifero questa gustosa marmellata presa a cucchiaini al mattino a digiuno disinfetta l’organismo e agisce positivamente sull’intestino.

Conclusioni

“Col tempo e con la paglia si matura la sorba e la canaglia” ecco un antico detto contadino che sta a significare che non bisogna avere fretta.

Per gustare la dolcezza delle sorbe mature occorre aspettare che il frutto diventi maturo ovvero diventi scuro “si ammezzisca” per poter godere della sua dolcezza e del suo sapore.

Infatti se le sorbe si raccolgono a fine settembre ottobre non si consumano prima di novembre.

Il proverbio invita alla pazienza ed è la stessa pazienza che bisogna avere per poter ammirare il sorbo che hai piantato piccolino  trasformato con il tempo in una bella pianta adulta che fiorisce e fruttifica.

Infatti questa pianta da frutto cresce molto lentamente in compenso però è un albero longevo che può arrivare sino ai 5 secoli di vita.

Forse è proprio  a causa della nostra impazienza per quel voler tutto e subito che questa pianta dalle tante virtù ma lenta nella crescita non viene quasi più coltivata.

Ed è un vero peccato perchè il sorbo non solo dà frutto ma l’albero stesso è molto ornamentale con quella sua forma maestosa, la sua fioritura bianca e abbondante e i suoi pomi di colori accesi che permangono a lungo sulla pianta se gli uccelli non li mangiano prima.

Il suo legno duro, omogeneo e finissimo un tempo era impiegato per le armi, archi e balestre ma anche per strumenti più pacifici come fusi da filare, strumenti musicali e oggetti di misura.

Le sorbe che un tempo erano comuni come frutta da consumare oggi sono sconosciute ai più ma un tempo erano utilizzate in molti modi.

Si potevano essiccare infilzandole con un lungo filo come se fossero gli anelli di una collana e poi stendere su dei graticci dove  si  conservavano a lungo per tutto il periodo invernale.

Conosciute e  consumate sin dai tempi più antichi è davvero un peccato che sia l’albero il sorbo che questo suo frutto le sorbe così  apprezzate per secoli non vengano più considerati.

Vale la pena  di riscoprirlo e di piantarlo vicino alla casa come si usava un tempo e chissà che davvero questo albero rustico e longevo non tenga lontano i fulmini e gli spiriti malefici così come si credeva  una volta.

A questo punto spero di averti fatto conoscere ed apprezzare questa pianta da frutto il sorbo che a torto è stata dimenticata.

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