la pianta del pero: una delle pomacee più note

la pianta del pero: una delle pomacee più note

La pianta del pero è una pomacea che tutti conoscono: chi non ha gustato i suoi burrosi, profumati e sugosi frutti, le pere? La pianta del pero, coltivata sin dalla più remota antichità, è diffusa con le sue 5000 cultivar a livello mondiale. La pianta del pero  produce frutti di forma più o meno allungata, con la polpa più o meno sugosa e con una colorazione della buccia che varia, a seconda della varietà, dal giallo al rosso sino ad arrivare al marrone. Questo frutto, la pera, genera un importante commercio ed è, fra la frutta fresca, quella che conta il maggior numero di varietà prodotte e commercializzate dal mercato ortofrutticolo internazionale. Il giro di affari che in tutto il mondo questo frutto popolare genera è davvero enorme. La bontà delle pere e le loro qualità sono indiscutibili. Inoltre questo è un frutto che è possibile gustare quasi tutto l’anno perché le sue varietà si differenziano in pere estive precoci (giugno), pere estive (luglio e agosto) e pere invernali (settembre e ottobre) che si possono conservare durante l’inverno. La pera non è solo un frutto che si consuma fresco ma viene usata per succhi, per la produzione di saporite confetture, per ricavarne dell’ottimo sidro ed è molto apprezzata sciroppata. Per quanto riguarda la pianta, il pero è un bell’albero che fiorisce con un’abbondate fioritura bianca in primavera e ha una bella colorazione autunnale. Anche in inverno si fa ammirare per la sua corteccia scura profondamente fessurata e i suoi numerosi rami. Durante la bella stagione le sue foglie donano un’ombra leggera e gradita specie durante i periodi più caldi. Per quanto riguarda l’ingombro e l’altezza  molto dipende dal portainnesto. Abbiamo alberi imponenti che possono superare i 10 metri di altezza e piante più piccole, di altezza contenuta, che entrano presto in produzione e che non sfigurano in un fazzoletto di terra dell’orto o del giardino. Insomma sia sulla pianta che sul suo frutto, la pera, c’è da dire davvero tanto e non potevo non creare un post su un albero da frutto così noto e popolare. Vieni con me alla scoperta del pero, e del suo frutto così gradevole e profumato, vedrai quante informazioni rare e utili ti svelerò.   Una storia millenaria che continua ancora oggi La pianta del pero appartiene alla famiglia delle Rosacee e al genere Pyrus. L’antenato di questo genere di piante si è differenziato...

Il sorbo fra le pomacee un concentrato di virtù

Il sorbo fra le pomacee un concentrato di virtù

Il sorbo  appartiene alle pomacee ed è stato quasi dimenticato, a torto, perché  invece è   un bell’albero da frutto e d’ornamento. Il sorbo è una pianta che cresce ovunque, non richiede cure particolari ed è molto longeva. Il sorbo è una pianta da frutto perché le sue bacche sono decorative ma anche commestibili. Concludendo il sorbo  è un vero concentrato di virtù. I suoi fiori che in primavera sbocciano in abbondanza sono molto graditi alle api, le sue bacche attirano schiere di tordi, di merli e di altri piccoli uccelli che se ne cibano, il suo frutto asprigno è ottimo per saporite marmellate e il suo legno duro e incorruttibile è l’ideale per piccoli lavori d’intaglio. Inoltre questa pianta si ammanta in autunno prima della caduta delle sue foglie di accese incredibili tonalità. Fanno assomigliare questo albero che può crescere selvatico nei boschi come una torcia accesa tanto è vivo il colore rosso delle sue foglie. In certe varietà il suo fogliame prima di cadere prende dei tenui e delicati colori sull’arancio o ancora l’albero si riveste d’oro tanto è intenso il colore giallo delle sue foglie  come avviene nella varietà del “Sorbus aria”. Quindi il sorbo è bello in primavera con la sua bianca e abbondante fioritura e in estate quando fra il suo fogliame finemente inciso cominciano a maturare miriadi di piccoli frutti rossi che permangono a lungo sulla pianta fino ad inverno inoltrato. Inoltre in autunno è, a mio parere, uno dei più begli alberi per la sua colorazione autunnale. Quindi non mi so capacitare come mai questa pianta così rustica e così bella sia stata dimenticata anzi direi proprio negletta. Però io che la conosco bene e che da tempo ho avuto modo di  scoprire i suoi molteplici interessanti aspetti voglio fartela conoscere e apprezzare   e forse giungerai ad amarla come l’amo io.   Le incerte origini del sorbo Occorre ricordare come  del sorbo se ne contino diversi tipi e l’origine di questa pianta  sia molto antica. Il sorbo è originario  dell’Europa Meridionale ma non si è riusciti a stabilire il suo esatto areale d’origine. Cresce selvatico da lungo tempo in Spagna, in Italia, in Grecia e si spinge sino all’Asia  con le specie asiatiche. Insieme al corbezzolo è stato uno dei primi pomi, infatti appartiene alle pomacee, che costituivano un prezioso alimento commestibile per le popolazioni primitive europee prima ancora che divenissero stanziali e iniziassero a coltivare. Quasi certamente  questa pianta è stata uno  dei primi...

La pianta del nespolo comune un’antica pomacea

La pianta del nespolo comune un’antica pomacea

La pianta del nespolo  comune appartiene  alle pomacee un raggruppamento che include quelle piante da frutto che portano frutta che non  possiede un duro nocciolo interno come le mele, le pere, i nasci e anche il nespolo comune. La pianta del nespolo comune è una pianta da frutta antica che ai giorni nostri si è fatta rara. Eppure la pianta del nespolo comune ha ispirato tanti detti come quello che dice “ col tempo e con la paglia maturano  le nespole” Nelle campagne un tempo quando questa pianta era  frequente  si diceva a chi raccoglieva la sua frutta “Cogliete questo frutto e piangete perché è l’ultimo frutto dell’anno” Tuttavia prima di proseguire voglio dirti che le piante di nespolo sono due e spesso questo fatto è fonte di confusione. Infatti abbiamo il nespolo del Giappone di cui ho già parlato in un precedente post e c’è la pianta del nespolo  comune che costituisce l’oggetto di questo mio scritto.   La pianta del nespolo comune: origini e diffusione La pianta del nespolo comune ha origini antichissime che risalgono al primo millennio avanti Cristo. Recenti studi situano le sue origini sulle rive del Mar Caspio e da qui si è  diffusa in Asia Minore e in Grecia. A tutt’oggi  la pianta del nespolo comune è diffusa in tutta Europa allo stato selvatico nei boschi di latifoglie oppure inselvatichita negli incolti. I Romani la tenevano in gran conto  e contribuirono largamente alla sua diffusione. Era così frequente in Germania che Linneo, pensando che proprio in queste zone si dovesse situare la sua origine, chiamò questo albero Mespilus germanica. Gli antichi romani oltre a gustarne i frutti impiegavano le sue foglie e i frutti immaturi essiccati come forte astringente per curare i disordini intestinali. I greci antichi avevano consacrato la pianta del nespolo comune al dio Cronos mentre  per i Romani   era simbolo del dio Saturno perché  veniva considerata una difesa contro le pericolose influenze degli stregoni. Nel Medioevo  la pianta del nespolo comune era considerata una pianta medicamentosa   impiegata come astringente, regolatore delle funzioni intestinali e forte diuretico. Non dimentichiamo che tutte le parti della pianta possiedono proprietà diuretiche e astringenti. Quindi in un tempo come quello medioevale dove le malattie venivano curate con i vegetali la pianta del nespolo comune era molto diffusa e tenuta in grande considerazione. Considerazione che mantenne nei secoli sino alla fine della seconda guerra mondiale. Quando poi vi fu lo spopolamento delle campagne dovuto al boom economico del dopoguerra molti terreni, cascine e alberi da...

Melo cotogno: si chiama melo ma non lo è

Melo cotogno: si chiama melo ma non lo è

Il melo cotogno,  che appartiene al gruppo delle pomacee, è stata una delle prime piante da frutto che l’uomo ha coltivato. Del melo cotogno se ne sono trovate tracce nelle rovine dell’antica Babilonia datate 4000 anni fa. Sino agli anni ’60 non c’era casa colonica che non avesse il suo albero  di melo cotogno o pero cotogno la cui frutta, che si serbava a lungo, serviva non solo per aromatiche conserve  ma anche per profumare la biancheria e gli ambienti di casa. Purtroppo a poco a poco le vecchie case di campagna sono scomparse sostituite da case più moderne oppure da villette quando non sono state inglobate in periferici quartieri cittadini. Così scomparse le case anche i meli cotogni si sono fatti rari e adesso non è facile  ammirare questo alberello  produttivo e ornamentale. Ultimamente il melo cotogno è stato riscoperto non solo per la bontà della sua profumata frutta ma anche perché il suo sviluppo contenuto e la sua bella fioritura primaverile ne fanno una pianta d’ornamento adatta per i piccoli spazi moderni. Se vuoi  scoprire  un’altra pianta da frutto rara adatta anche lei a piccoli spazi  clicca qui sotto questo banner     Il melo cotogno: origini e diffusione Mi piace pensare che già nei favolosi giardini di Babilonia, che il re Nabucodonosor aveva costruito nel 590 a C. per la sua sposa, la regina Semiramide, accanto a datteri e ad altri alberi da frutto si coltivasse il melo cotogno e se ne apprezzassero i suoi frutti. Questo albero da frutto originario dell’Asia Minore, in particolare dell’Anatolia e della Persia, nel periodo antico si diffuse per tutto il bacino del Mediterraneo. Conosciuto dagli antichi greci  era sacro ad Afrodite ed era simbolo di fecondità  per questo motivo faceva parte dei  frutti che  gli sposi mangiavano per assicurarsi  figli numerosi. Inoltre le mele cotogne erano considerate frutti preziosi perché color dell’oro. Esiodo, uno scrittore della Grecia antica, narra di come le Esperidi, bellissime ninfe che custodivano un giardino incantato, avessero soprattutto  il compito di  sorvegliare un albero che si trovava al centro del giardino e che portava frutti color dell’oro questa pianta da frutto era un albero di melo cotogno. Quindi l’antica tradizione greca  a causa di questa leggenda chiamava il melo cotogno “chrisomelon” e associava i suoi frutti, le cotogne, ai frutti d’oro del giardino delle Esperidi. Le cotogne erano apprezzate anche dagli antichi romani che ne...

Nespolo del Giappone: fra le pomacee si distingue perchè fiorisce d’inverno

Nespolo del Giappone: fra le pomacee si distingue perchè fiorisce d’inverno

Il nespolo del Giappone è fra le pomacee l’ albero da frutta che  fiorisce in inverno quindi adatto solo per zone con inverni miti come può essere il nostro Meridione se si vuole raccogliere la sua frutta. Il nespolo del Giappone viene erroneamente chiamato col nome di questa nazione ma le sue origini sono cinesi, si ritiene che sia originario della Cina orientale dove si trovano ancora oggi diverse sue varietà selvatiche a frutto piccolo. In Cina il nespolo del Giappone viene chiamato “pipà” o “pipà guo” cioè frutto del pipà alludendo allo strumento tradizionale cinese di cui ricorda la forma. Il numero più  alto di varietà si trova in Cina e in genere si distinguono per la polpa più compatta e la pezzatura più piccola. Coltivato in Giappone da più di mille anni il suo frutto è chiamato “biwa” e viene coltivato  non solo come pianta da reddito ma anche come albero ornamentale. Col tempo i giapponesi hanno selezionato varietà a frutto più grande e a polpa più  sugosa di quelle cinesi. Anche in Cina non viene coltivato solo come albero da frutto ma anche come pianta ornamentale. Alla fine del 1700 venne importato in Europa dal Giappone da qui il suo  nome di nespolo del Giappone. Il primo esemplare che giunse in Europa  fu  piantato nell’orto botanico di Parigi nel 1784 successivamente nel 1787 altre piante di  nespolo del Giappone raggiunsero i Kew Gardens di Londra. Attorno alla metà dell’800 questo alberello si era diffuso in tutto il bacino del Mediterraneo in special modo in Spagna dove ha avuto un notevole sviluppo nella provincia di Alicante. Alla fine dell’800 fu importato in America dove si naturalizzò bene e oggi viene coltivato in modo intensivo in California, Florida, Brasile e Argentina. In Italia il primo esemplare conosciuto fu piantato nel 1812 nell’Orto Botanico di Napoli come pianta ornamentale e solo in seguito il nespolo del Giappone venne considerata una pianta da frutto. In Italia la produzione di questa frutta è fornita prevalentemente dalle province di Palermo, Catania e Siracusa. Nella zona di  Trabia, provincia di Palermo, il nespolo del Giappone si coltiva in coltura specializzata su una superficie di circa 100 ettari ubicati lungo la fascia costiera mentre altri 200 ettari si trovano sopra la costa in consociazione alle piante di limone. Il frutto del nespolo del Giappone è una gradita primizia in un periodo dell’anno avaro di...