La coltivazione del carrubo: facile ed ecologica

La coltivazione del carrubo: facile ed ecologica

La coltivazione del carrubo è, fra quella delle altre specie minori, una fra le più antiche, gli antenati di questa pianta prosperavano in un mondo molto differente da quello attuale ben prima dell’apparizione dell’uomo. La coltivazione del carrubo si diffuse in tutta l’area del Mediterraneo ma l’esatto luogo da cui ebbe inizio rimane avvolto dalle nebbie del tempo. Non solo l’inizio della coltivazione del carrubo è ignoto ma anche il suo luogo natale è sconosciuto. Alcuni studiosi collocano la sua culla nelle terre del bacino del Mediterraneo orientale, in Palestina e in Siria, e effettivamente ancora oggi il carrubo prospera, rigoglioso e selvatico, in quei territori. Pianta amante del caldo e rustica non soffre la sete. Si sviluppa in terreni aridi e anche pietrosi riuscendo a raggiungere, con le sue forti ed estese radici, l’acqua e i nutrienti anche se si trovano in profondità. E’ un albero longevo di lenta crescita,  abbellisce l’arido paesaggio con la sua ampia chioma sempreverde che serve da rifugio,contro il caldo torrido, all’uomo e agli animali. La coltivazione del carrubo si fa risalire a più di 4000 anni fa e questo albero ha salvato dagli stenti e dalla fame con la polpa dolce dei suoi frutti, le carrube, intere generazioni di povera gente in territori aridi e avari di altre risorse. Del carrubo non si consuma solo la polpa dei suoi numerosi frutti, anche i suoi semi, opportunamente macinati, danno una farina dolce e proteica che viene usata come addensante e come dolcificante. Le carrube venivano,  in alcuni territori vengono ancora oggi, usate come foraggio per il bestiame mentre la polpa e la farina sono ingredienti che non possono mancare in alcuni dolci tipici. Anche l’infuso ricavato da questo frutto serviva nell’antichità per curare numerose malattie, era usato per calmare la tosse, lenire il mal di gola e schiarire la voce. Di questo benefico succo zuccherino ne fanno uso gli arabi per dissetarsi e rinforzarsi dopo il digiuno rituale del Ramadan. Ed è una bevanda facile da produrre basta lasciare per alcune ore le carrube spezzate in acqua fredda per ottenere una dolcissima e vivificante bevanda. L’Italia è il secondo produttore al mondo di carrube dopo la Spagna eppure  è difficile trovare in vendita questo prezioso frutto e i suoi derivati come gli sciroppi e la farina. La coltivazione del carrubo è diffusa soprattutto in Sicilia e nell’Italia meridionale tuttavia il carrubo non è apprezzato...

La palma da dattero: “l’albero benedetto” degli abitanti del deserto

La palma da dattero: “l’albero benedetto” degli abitanti del deserto

La palma da dattero produce frutti esotici che in inverno con facilità si trovano in vendita nei supermercati e nei negozi di frutta. La palma da dattero genera i datteri, gustosissimi frutti esotici che fanno bella mostra sulle nostre tavole, in special modo durante le festività natalizie, e che costituiscono un alimento essenziale per le popolazioni africane che abitano nel deserto sahariano. Gli arabi onorano questa palma generosa chiamandola “la sorgente della vita” e “l’albero benedetto”perchè della palma da dattero nulla va perduto e si utilizza  ogni sua parte, linfa compresa. Il suo prodotto più conosciuto e prezioso è il suo frutto, il dattero che ha  sfamato per secoli le popolazioni tunisine, marocchine ed egiziane del deserto. I datteri sono un alimento nutritivo e completo, indispensabile per il sostentamento delle popolazioni povere che abitano nel deserto del Sahara, dal Marocco sino al Golfo Persico. Nelle oasi che punteggiano il deserto, zone ricche di acqua perciò preziose  in regioni tanto aride, non manca  mai la palma da dattero,  pianta sacra per le popolazioni arabe,   così preziosa che  è oggetto di attente cure e di venerazione. Non solo la povera gente si nutre  con il prezioso frutto della palma da dattero ma questo  è  tenuto in grande considerazione anche dai  ricchi e dai  nobili. I sultani nei loro giardini avevano imponenti palme da dattero delle varietà più qualitative  che producevano datteri squisiti e le migliori   cultivar producevano i datteri reali riservati ai nobili e ai re. Queste varietà rare e ricercate attestano l’importanza di questo frutto non solo per la coltivazione ma anche per la cultura del mondo arabo. Basti pensare che gli Arabi hanno riportato su un impressionante registro ben 365 modi di utilizzare il dattero non solo dal punto di vista farmaceutico ma anche come prodotto culinario. Vale davvero la pena di scoprire  la palma da dattero e anche il suo “dono del cielo” il dattero che nasconde infinita dolcezza e benefici.   La palma da dattero prosperava ben prima dell’arrivo  dell’uomo  sulla Terra Le palme sono di origine antichissima presenti sulla Terra molto tempo prima che apparissero le latifoglie. Le antenate della palma da dattero prosperavano in un pianeta molto differente da quello attuale, nel periodo detto Eocene 50 milioni di anni fa. La palma da dattero  è  uno degli alberi da frutto  la cui coltivazione è  fra le  più antiche a livello mondiale. Parecchi esperti ritengono che la palma...

La coltivazione dell’avocado chiamato frutto dell’amore

La coltivazione dell’avocado chiamato frutto dell’amore

La coltivazione dell’avocado ha una storia affascinante e fra i frutti esotici l’avocado è stato fra i primi ad essere coltivato. La coltivazione dell’avocado ha avuto inizio in Messico nella regione di Puebla dove in una grotta è stata trovata la più antica testimonianza di coltivazione di questa pianta, datata circa 10.000 anni a.C. Ben prima che la coltivazione dell’avocado iniziasse alberi molto simili popolavano le antiche foreste dell’era Cenozoica. Nell’America Centrale di quel tempo  enormi animali oggi  estinti, come i bradipi giganti che pesavano “solo” 4 tonnellate, ingoiavano il frutto dell’avocado che veniva mangiato intero dall’enorme loro bocca. La polpa forniva loro nutrimento e con le feci espellevano il grosso seme che in questo modo poteva allontanarsi dalla pianta madre. L’obiettivo della pianta di avocado, di perpetuare la specie diffondendo i suoi semi, veniva così raggiunto e questa pianta si era diffusa in tutta l’America Centrale sino alla California. Anche a causa del  clima che era  più mite rispetto a quello odierno, le piante di avocado prosperavano in quel periodo in zone dove oggi non è possibile che crescano. Ma 13.000 anni fa la maggior parte dei grandi mammiferi primitivi che popolavano quelle terre americane scomparvero per sempre e la pianta dell’avocado non potè più contare su di loro per disperdere i suoi semi. Tuttavia questo albero non è cambiato: 13.000 anni non bastano per esaurire la pazienza del genere Persea, al quale appartengono le varie specie di avocado esistenti, e così, ancora oggi, gli avocado selvatici che popolano la remota regione del Puebla hanno un grosso seme e poca polpa. Come poi si possano diffondere senza i grandi mammiferi primitivi rimane un mistero botanico che attende di essere svelato. Per concludere voglio dirti che l’avocado è un frutto sopravvissuto. Per fortuna non si è estinto cosìcchè oggi abbiamo la possibilità di gustare non solo una polpa deliziosa ma anche un vero concentrato di vitamine, minerali, e altre sostanze benefiche per il nostro fisico. Coltivato nelle zone tropicali di tutto il mondo questo frutto costituisce un alimento base per molte popolazioni dell’America Centrale. La coltivazione dell’avocado si colloca così indietro nel tempo da risalire alle popolazioni pre-inca che popolavano il Messico. Dal frutto piuttosto piccolo con un grande seme e poca polpa si è arrivati ai moderni frutti grandi, con polpa abbondante, morbida e burrosa che contiene un unico grande seme. Vale la pena di conoscere in modo...

La coltivazione del corbezzolo: fiori e frutti insieme sullo stesso ramo

La coltivazione del corbezzolo: fiori e frutti insieme sullo stesso ramo

La coltivazione del corbezzolo come pianta da frutta è rara, fra le altre specie di piante da frutta è una di quelle che vengono coltivate più per la loro bellezza che per gustare i suoi frutti. La coltivazione del corbezzolo in piena terra è possibile solo dove il clima non sia troppo rigido anche se questo arbusto sempreverde sopporta temperature invernali sino ai -5° C senza soffrirne. Se nella tua zona l’inverno è lungo e con temperature che scendono di parecchio sotto lo zero, ti consiglio la coltivazione del corbezzolo in un vaso che andrà ritirato in serra fredda durante la brutta stagione. Il corbezzolo, anche se non è molto apprezzato come pianta da frutto a motivo delle sue bacche che hanno un gusto acidulo, è invece noto per essere una bella pianta ornamentale. E’ sempreverde, fiorisce con bei fiori bianchi campanulati in autunno e contemporaneamente  si ammanta di appariscenti frutti rotondi di colore rosso aranciato che maturano in novembre dicembre quando il resto del giardino è spesso spoglio. Anche la sua corteccia liscia di un bel colore rossiccio non passa inosservata. Insomma la coltivazione del corbezzolo è consigliata quando si vuole rendere un giardino bello tutto l’anno anche nei periodi del tardo autunno che sono avari di fioriture. Questo arbusto è tipico della macchia mediterranea al punto da essere chiamato il “rododendro del bosco mediterraneo” perché appartiene, come il rododendro, alla stessa sua famiglia quella delle Ericacee. Se i suoi frutti aciduli non sono da tutti graditi, ma hanno degli estimatori che li adorano e non finirebbero di mangiarne, le marmellate e soprattutto il raro miele di corbezzolo sono prelibatezze che tutti apprezzano ma, purtroppo, sono difficili da reperire. Nel periodo risorgimentale questo arbusto divenne il simbolo dell’Unità d’Italia perché in autunno porta sia foglie verdi che fiori bianchi e anche bacche rosse i 3 colori della bandiera italiana. Inoltre foglie e frutti hanno proprietà medicamentose e venivano usati come efficaci rimedi popolari. Ancora oggi una tisana con le foglie di questo arbusto è ottima in caso di cistiti e infiammazioni alla vescica per le proprietà antiinfiammatorie che posseggono le sue foglie . Insomma questa pianta ha tante virtù che meritano di essere messe in luce perchè un maggior numero di persone le possano apprezzare. Vieni con me alla scoperta di questo arbusto che saprà conquistarti per le sue particolarità, la sua bellezza e le sue molte virtù.  ...

la pianta del pero: una delle pomacee più note

la pianta del pero: una delle pomacee più note

La pianta del pero è una pomacea che tutti conoscono: chi non ha gustato i suoi burrosi, profumati e sugosi frutti, le pere? La pianta del pero, coltivata sin dalla più remota antichità, è diffusa con le sue 5000 cultivar a livello mondiale. La pianta del pero  produce frutti di forma più o meno allungata, con la polpa più o meno sugosa e con una colorazione della buccia che varia, a seconda della varietà, dal giallo al rosso sino ad arrivare al marrone. Questo frutto, la pera, genera un importante commercio ed è, fra la frutta fresca, quella che conta il maggior numero di varietà prodotte e commercializzate dal mercato ortofrutticolo internazionale. Il giro di affari che in tutto il mondo questo frutto popolare genera è davvero enorme. La bontà delle pere e le loro qualità sono indiscutibili. Inoltre questo è un frutto che è possibile gustare quasi tutto l’anno perché le sue varietà si differenziano in pere estive precoci (giugno), pere estive (luglio e agosto) e pere invernali (settembre e ottobre) che si possono conservare durante l’inverno. La pera non è solo un frutto che si consuma fresco ma viene usata per succhi, per la produzione di saporite confetture, per ricavarne dell’ottimo sidro ed è molto apprezzata sciroppata. Per quanto riguarda la pianta, il pero è un bell’albero che fiorisce con un’abbondate fioritura bianca in primavera e ha una bella colorazione autunnale. Anche in inverno si fa ammirare per la sua corteccia scura profondamente fessurata e i suoi numerosi rami. Durante la bella stagione le sue foglie donano un’ombra leggera e gradita specie durante i periodi più caldi. Per quanto riguarda l’ingombro e l’altezza  molto dipende dal portainnesto. Abbiamo alberi imponenti che possono superare i 10 metri di altezza e piante più piccole, di altezza contenuta, che entrano presto in produzione e che non sfigurano in un fazzoletto di terra dell’orto o del giardino. Insomma sia sulla pianta che sul suo frutto, la pera, c’è da dire davvero tanto e non potevo non creare un post su un albero da frutto così noto e popolare. Vieni con me alla scoperta del pero, e del suo frutto così gradevole e profumato, vedrai quante informazioni rare e utili ti svelerò.   Una storia millenaria che continua ancora oggi La pianta del pero appartiene alla famiglia delle Rosacee e al genere Pyrus. L’antenato di questo genere di piante si è differenziato...