L’albero del pesco una delle drupacee più note

L’albero del pesco una delle drupacee più note


pianta pescoL’albero del pesco è una  delle drupacee più famose e i fiori dell’albero del pesco sono stati non solo immortalati da famosi pittori ma celebrati da cantanti e poeti.

Lucio Battisti, uno dei nostri più  noti cantautori, ha accostato  la vaporosa fioritura dell’albero del pesco alla nostalgia di un amore finito in una famosa canzone “Fiori rosa, fiori di pesco”  degli anni ’70.

L’albero del pesco non è solo un albero da frutta ma anche ornamentale e la sua fioritura rosa, che vista da lontano lo fa assomigliare a una nuvola, è molto ricercata e apprezzata.

Anche se hai un piccolo giardino vale la pena piantare  l’albero del pesco che con la sua fioritura in primavera e con la sua fruttificazione estiva renderà il tuo spazio verde gradevole e ammirato.

 

Il pesco è originario della lontana Cina

L’albero del pesco è originario della Cina precisamente delle montagne del Tibet.

In quelle lontane regioni ancora oggi si trovano selvatici quei  progenitori dei peschi domestici che da tempi immemorabili producono piccole pesche di gusto più asprigno di quelle coltivate.

Sono un’importante nutrimento per le popolazioni che  vivono in quelle remote zone oggi come migliaia di anni fa.

La domesticazione dell’albero del pesco viene fatta risalire ai cinesi e data circa 2000 anni  a.C.

Infatti  sono di quel  periodo   delle pesche dipinte in antiche porcellane che sono arrivate sino ai giorni nostri.

Inoltre  alcune poesie, sempre di questo periodo così antico, parlano di questa pianta simbolo per i cinesi di immortalità.

Ne abbiamo una testimonianza nel “Libro dei Riti” del X secolo a. C. e negli scritti di Confucio del V secolo a.C.

Dalla Cina attraverso le vie carovaniere l’albero del pesco passò in Siria e poi in Persia, il moderno Iran.   Il nome di questa pianta deriva proprio dalla parola Persia infatti l’albero del pesco si chiama Prunus Persica.

I Greci tenevano in gran conto l’albero del pesco sin dal IV secolo a.C. e credevano, come del resto i Romani, che fosse originario della Persia.

Dalla Persia giunse in Europa grazie al condottiero Alessandro Magno che con le sue campagne militari lo diffuse per tutto il bacino del Mediterraneo.

Narra lo scrittore romano Rutilio Tauro Emiliano Palladio che durante l’anno 335 a C. Alessandro Magno rimase affascinato da   un bellissimo albero di pesco che per la prima volta vide nel giardino persiano di re Dario III.

Da allora  volle gustare anche lui le profumate pesche diffondendo così questa pianta da frutto.

Anche gli antichi Egizi conoscevano l’albero del pesco e i suoi vellutati frutti erano consacrati al dio dell’Infanzia Arpocrate perchè ricordavano le guance lisce e vellutate dei bambini.

Ancora oggi per indicare una pelle molto fresca, giovane  e bella si dice “pelle di pesca”.

Diversi scrittori romani  nominano l’albero del pesco e i suoi vellutati frutti.

Plinio affermava che la sua provenienza  era persiana e metteva in risalto che tra tutte le varietà di pesche le più buone erano le duracine.

Virgilio, un altro scrittore romano, nell’anno 50 a.C. ne parla nei suoi libri.

Anche in affreschi scoperti a Pompei sono state raffigurate delle pesche che  l’agronomo Domenico Casella ha  riconosciuto  essere una varietà  coltivata ancora oggi in Campania  chiamata “ pesca di vendemmia” a causa della sua tardiva maturazione.

Si sono ritrovati, sempre a Pompei, dei terreni attorno a  ville pompeiane che erano coltivati  con   frutteti e fra gli altri alberi da frutto venivano  piantati anche gli alberi di pesco.

Nell’antico Impero Romano i frutti  del pesco venivano conservati nel miele, nel vino oppure sistemati in anfore essiccati.

Si sono ritrovati residui di queste pesche conservate i più antichi dei quali risalgono al I secolo d.C.

pianta di pesco in piena fruttificazioneNel Medioevo fra le altre drupacee, l’albero del pesco era così prezioso che vi era persino una tassa su di lui e in molti statuti comunali di quel tempo si raccomandava di piantarlo.

Il pesco non era molto diffuso nel periodo medioevale ma conobbe  il suo momento di splendore nel periodo rinascimentale dove appare sulle tavole dei nobili con numerose varietà selezionate.

Nel Rinascimento si conoscevano già diverse  cultivar di pesche e sin da allora le pesche venivano suddivise in Pesche vere, Duracine e Pesche noci.

Fu soprattutto in Toscana alla corte dei Medici che le differenti varietà di questa pianta da frutta ebbero una rinnovata valorizzazione e si diffusero in tutta la penisola.

La pesca era tenuta in gran conto non solo  per la sua bontà ma anche per il suo uso medicinale ed era riservata alle classi più nobili e ricche.

Un medico e botanico vissuto nel periodo rinascimentale che si chiamava Castore Durante pubblicò a Roma nel 1586 un trattato il “Tesoro della sanità” in cui parla delle pesche dicendo che “sono buone per lo stomaco e lubrificano il corpo” e ne consiglia la cottura sotto la cenere per creare un cibo delicato e molto adatto per le persone malate.

Dell’albero del pesco non si impiegavano come medicamento solo i frutti ma anche i suoi fiori e  le foglie con i quali si preparavano infusi calmanti.

Nel Rinascimento le pesche, per la loro buccia che assomiglia al velluto e le loro rotondità, erano considerate anche simboli di femminilità e di sensualità.

In Giappone invece viene da tempi antichi venerato l’albero del pesco specialmente durante la sua fioritura come protettore contro le forze malefiche.

Mentre per il Buddismo la pesca rappresenta uno dei Tre Frutti Benedetti insieme alla melagrana e al cedro.

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Diffusione dell’albero del pesco

Questa pianta che vive allo stato spontaneo  nella Cina centrale e settentrionale è diffusa ormai in tutti i paesi a clima temperato specialmente nell’Europa meridionale e occidentale.

Nel Continente americano  l’albero del pesco che appartiene alle drupacee fu introdotto nel 1571 nello stato del Messico e da qui si diffuse in tutta l’America.

Viene coltivato soprattutto in California, Virginia e Texas mentre uno degli stati americani, la Georgia, è soprannominato “Peach State cioè stato della pesca perché sul suo territorio vi sono moltissime piante di pesco.

I maggiori produttori mondiali di pesche sono gli Stati Uniti mentre in Europa è l’Italia che ha il primato della maggiore produzione.

Altri paesi che coltivano l’albero del pesco in modo intensivo sono la Spagna, la Grecia, la Francia, la Cina e l’Argentina.

L’origine dei primi pescheti in Italia è della fine dell’800 e furono impiantati nella provincia di Ravenna.

In provincia di Treviso l’albero del pesco ha trovato clima e terreno ideale e si è diffuso specialmente nell’ultimo secolo.

La coltivazione del pesco è diffusa in tutta la penisola italiana con prevalenza al Sud di varietà precoci o precocissime  che a volte vengono forzate in coltura protetta.

Invece al Nord abbiamo una prevalenza di cultivar con maturazione media o tardiva.

In Italia le regioni che in ordine decrescente detengono il primato di maggiori produttrici di pesche sono: l’Emilia Romagna, la Campania, il Piemonte, il Veneto, il Lazio, la Puglia, la Basilicata, la Calabria e la Sicilia.

Ogni regione ha le sue varietà particolari e l’Italia vanta la produzione di ben 3 varietà di pesche che hanno ottenuto il marchio IGP (Indicazione Geografica Protetta)

-la pesca di Verona

-la pesca e la nettarina di Romagna

-la pesca di Leonforte (Sicilia)

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Conclusioni

pesche matureFra le drupacee l’albero del pesco è un albero conosciuto e amato non solo oggi ma già lo era nell’antichità come hai avuto modo di leggere in questo post.

Il suo fascino non è dovuto solo al suo profumato, sugoso e qualitativo frutto ma anche alla sua   appariscente e precoce fioritura ammirata già nell’antichità.

I cinesi nel 2000 a. C. ammiravano i suoi fiori e lo indicavano come simbolo primaverile.

Nelle tavole dei nobili del Rinascimento fra altri frutti estivi spiccavano le numerose varietà di pesche che soprattutto in Toscana venivano raccolte e vendute a caro prezzo.

Quando hai la possibilità di addentare una pesca profumata e sugosa ricorda che questo frutto è   amato e ammirato da 2000 anni.

Se poi hai un pezzo di terra non ti privare di un albero di pesco dal fascino antico che ti allieterà non solo per la sua frutta ma anche per la sua precoce fioritura primaverile che lo fa assomigliare a una nuvola rosa.

Questo post dove ho parlato delle origini dell’albero del pesco giunge al termine.

Spero che questa carrellata che ha passato in rassegna  tanti  secoli sempre  mettendo in primo piano questa pianta così interessante ti abbia fatto piacere.

Se poi vuoi ammirare un’altra pianta da frutto che sta bene in un piccolo spazio e che ha una bella fioritura e una precoce fruttificazione guarda il video post che ho fatto su di lei.

Non ti dico cos’è ti lascio tutto il piacere della sorpresa 🙂

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Adesso non resta che inviarti

Un dolce affettuoso saluto da

 

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