Coltivare l’albicocco: non è per tutti

Coltivare l’albicocco: non è per tutti

Coltivare l’albicocco, fra le drupacee una delle più considerate,  è  il desiderio di molti coltivatori per la bellezza della sua fioritura e per la morbidezza e il particolare gusto della sua frutta. Coltivare l’albicocco però non è affatto semplice e più di un coltivatore, che con attenzione e speranza ne ha piantato alcuni esemplari sperando di poter gustare le deliziose albicocche, è stato deluso. Infatti si è ritrovato con una bella pianta rigogliosa che nonostante le cure non produce frutta oppure la produce ma non matura o ancora non ha attecchito quindi altro che coltivare l’albicocco non ha neppure potuto iniziare la sua coltivazione. Sono sincera: coltivare l’albicocco non è semplice se non si conoscono determinati accorgimenti che troverai in questo articolo. Questa pianta da frutta, ammirata per la bellezza della sua fioritura e ambita per la bontà della sua frutta, è piuttosto esigente. Se non  è coltivata nel giusto clima ed ambiente addio albicocche ne fa pochissime quando addirittura non ne è sprovvista. Debbo aggiungere, per amor di verità, che se trova la sua giusta collocazione l’albicocco è un albero generoso che fruttifica abbondantemente, abbisogna di poche cure ed è autofertile quindi basta una sola pianta per avere la frutta. Se vuoi un albero da frutta per il tuo frutteto, se desideri una pianta con una bella e precoce fioritura seguita da un’abbondante fruttificazione prendi in considerazione l’albicocco. Puoi pensare di coltivare l’albicocco per collocarlo nel prato come esemplare singolo dove farà bella mostra di sé tutto l’anno, anche in inverno  per la sua decorativa corteccia. Leggi con attenzione questo post per decidere se  questa bella e un po’ esigente pianta da frutta fa al caso tuo.   Dalle vallate del Kashmir al bacino del Mediterraneo L’albicocco è conosciuto da almeno 4000 anni ed è originario della Cina precisamente delle vallate montuose del Kashmir dove ancora oggi vivono esemplari selvatici. In questa regione   è iniziata in tempi antichissimi la sua coltivazione. Da quelle lontane zone, ricercato per la bontà della sua frutta, l’albicocco si diffuse dapprima nel territorio dell’antico Impero Cinese, poi nel continente asiatico e tramite le conquiste di Alessandro Magno  arrivò sino alle regioni del Mediterraneo. L’albicocca, conosciuta ed apprezzata dagli antichi greci, era considerata dagli antichi romani un frutto raro ed esotico. Nell’Impero romano veniva  ricercata per la sua bontà ma era riservata alle classi ricche a causa del suo prezzo elevato. Così la descrive...

Coltivazione del pesco: fra le drupacee una delle più coltivate

Coltivazione del pesco: fra le drupacee una delle più coltivate

La coltivazione del pesco, che appartiene al gruppo delle drupacee, è facilitata da un clima dolce e mite però questa pianta vuole anche  un periodo di freddo di almeno 800  ore al di sotto dei +7°C. indispensabile nel suo periodo di riposo  perché possa fiorire e fruttificare. Tuttavia la coltivazione del pesco è danneggiata dalle gelate primaverili che bruciando i fiori impediscono la fruttificazione. Quindi se hai deciso di intraprendere la coltivazione del pesco in zone soggette a  gelate tardive dovrai proteggere la pianta dandole un riparo  per esempio addossandola contro un muro. Per quanto riguarda il terreno il pesco predilige terreni sciolti e profondi e anche se il  suolo è sabbioso vegeta bene se viene concimato e irrigato. Non vuole terreni argillosi, eccessivamente compatti o soggetti a ristagni idrici perchè le sue radici sono soggette a marciume. Sopporta poco anche i terreni  ricchi di calcare  in quest’ultimo caso l’albero  del pesco è soggetto a fenomeni di clorosi. In genere il pesco viene innestato sul franco ma l’innesto sul mandorlo selvatico dà buoni risultati sui terreni sassosi e calcarei dove il franco non si sviluppa bene. Se vuoi impiantare un nuovo frutteto concima molto bene il terreno con un concime organico e metti il concime anche nella buca dove pianterai la piantina di pesco. Ricorda di non far venire in contatto le radici direttamente col letame ma coprilo con uno strato di terra prima di inserire la piantina. Ogni autunno concima con abbondante concime organico i tuoi alberi di pesco. In primavera, prima della ripresa vegetativa, somministra del concime minerale a base di azoto se le piante  sono giovani, perchè l’azoto favorisce la crescita e irrobustisce i rami, se invece  il  tuo frutteto è  già adulto  dai una  concimazione minerale ternaria a base di fosforo, potassio e azoto. L’ottimale coltivazione del pesco significa anche sapere dare il concime giusto infatti se l’azoto favorisce la crescita della pianta il potassio migliora la qualità e la  consistenza dei frutti. Per quanto riguarda la gestione del suolo consiglio di lasciare l’erba sotto il frutteto  tagliata sempre corta per impedire il proliferare di indesiderate infestanti e di insetti. E’ vero, come sostengono alcuni tecnici, che l’inerbimento comporta la necessità di abbondare con le concimazioni e l’irrigazione a causa della competizione fra le esigenze del manto erboso e le radici dei peschi. D’altra parte però l’inerbimento migliora le caratteristiche di porosità del terreno incrementando...

Gli alberi di pesco: descrizione di queste drupacee

Gli alberi di pesco: descrizione di queste drupacee

Gli alberi di  pesco appartengono alla famiglia delle Rosacee, al genere Prunus e sono delle drupacee. Gli alberi di  pesco si differenziano in due categorie facilmente distinguibili dai loro frutti. Infatti gli alberi di pesco che hanno nome scientifico Prunus persica L producono pesche con la buccia  provvista  di una leggera lanugine che però scompare alla maturazione del frutto mentre gli alberi di  pesco dal nome scientifico Persica laevis DC hanno pesche con la buccia completamente liscia chiamate pesche noce o nettarine. Queste piante appartengono   a una specie caducifoglia che entra in riposo vegetativo durante l’inverno. Hanno dimensioni contenute  infatti possono raggiungere un’altezza massima di   8 metri ma le medie sono di 4-6 metri. Il tronco è dritto  con corteccia grigia rossastra che tende con il tempo a scurirsi. Anche i rami, rossastri in gioventù, tendono con il tempo a  diventare più scuri. Le gemme del pesco sono di due tipi e vengono chiamate gemme a legno e gemme a fiore. Le gemme a fiore hanno una forma più tondeggiante di quelle a legno e in genere si trovano sui rami di un anno. Gli alberi di pesco hanno un apparato radicale esteso superficialmente quindi occorre non lavorare in profondità il terreno nelle loro vicinanze. Le radici dei peschi hanno la particolarità di emettere delle tossine che servono per tenere lontane le radici delle altre piante. Ecco perché non è consigliabile piantare un albero di pesco dove già vi era una pianta della stessa specie. Le foglie degli alberi di pesco sono lanceolate, lunghe circa 15-20 cm, di colore verde chiaro,   con venature ben accentuate e con bordo seghettato. Gli alberi di pesco fioriscono all’inizio della primavera, in marzo primi di aprile e la fioritura può essere danneggiata da gelate primaverili tardive. I fiori che possono essere isolati o riuniti in mazzetti di 3-4 a seconda della varietà, spuntano prima delle foglie. Anche la forma del fiore si differenzia a seconda delle cultivar. Infatti abbiamo varietà che portano fiori con 5 petali grandi, ben aperti e di colore rosa chiaro, mentre in altre cultivar i petali sono piccoli il fiore è campanulato e di  un colore rosa intenso. Se l’interno del fiore è bianco il frutto che ne deriverà sarà a polpa bianca mentre invece se è di un colore rosa intenso la polpa sarà gialla. La maggior parte delle varietà è autofertile quindi non necessita di varietà impollinatrici...

L’albero del pesco una delle drupacee più note

L’albero del pesco una delle drupacee più note

L’albero del pesco è una  delle drupacee più famose e i fiori dell’albero del pesco sono stati non solo immortalati da famosi pittori ma celebrati da cantanti e poeti. Lucio Battisti, uno dei nostri più  noti cantautori, ha accostato  la vaporosa fioritura dell’albero del pesco alla nostalgia di un amore finito in una famosa canzone “Fiori rosa, fiori di pesco”  degli anni ’70. L’albero del pesco non è solo un albero da frutta ma anche ornamentale e la sua fioritura rosa, che vista da lontano lo fa assomigliare a una nuvola, è molto ricercata e apprezzata. Anche se hai un piccolo giardino vale la pena piantare  l’albero del pesco che con la sua fioritura in primavera e con la sua fruttificazione estiva renderà il tuo spazio verde gradevole e ammirato.   Il pesco è originario della lontana Cina L’albero del pesco è originario della Cina precisamente delle montagne del Tibet. In quelle lontane regioni ancora oggi si trovano selvatici quei  progenitori dei peschi domestici che da tempi immemorabili producono piccole pesche di gusto più asprigno di quelle coltivate. Sono un’importante nutrimento per le popolazioni che  vivono in quelle remote zone oggi come migliaia di anni fa. La domesticazione dell’albero del pesco viene fatta risalire ai cinesi e data circa 2000 anni  a.C. Infatti  sono di quel  periodo   delle pesche dipinte in antiche porcellane che sono arrivate sino ai giorni nostri. Inoltre  alcune poesie, sempre di questo periodo così antico, parlano di questa pianta simbolo per i cinesi di immortalità. Ne abbiamo una testimonianza nel “Libro dei Riti” del X secolo a. C. e negli scritti di Confucio del V secolo a.C. Dalla Cina attraverso le vie carovaniere l’albero del pesco passò in Siria e poi in Persia, il moderno Iran.   Il nome di questa pianta deriva proprio dalla parola Persia infatti l’albero del pesco si chiama Prunus Persica. I Greci tenevano in gran conto l’albero del pesco sin dal IV secolo a.C. e credevano, come del resto i Romani, che fosse originario della Persia. Dalla Persia giunse in Europa grazie al condottiero Alessandro Magno che con le sue campagne militari lo diffuse per tutto il bacino del Mediterraneo. Narra lo scrittore romano Rutilio Tauro Emiliano Palladio che durante l’anno 335 a C. Alessandro Magno rimase affascinato da   un bellissimo albero di pesco che per la prima volta vide nel giardino persiano di re Dario III. Da allora  volle gustare anche lui...