La coltivazione del gelso: pianta dimenticata

La coltivazione del gelso: pianta dimenticata

coltivazione del gelsoLa coltivazione del gelso, fra le altre specie di piante da frutto,  è una di quelle piante che nei tempi passati rappresentavano  una risorsa insostituibile e che invece  ai giorni nostri hanno  perso interesse.

La coltivazione del gelso, così comune un tempo, oggi è quasi del tutto dimenticata e  di gelsi ne rimangono soltanto pochi vetusti esemplari emblema di un tempo che più non è.

Tuttavia è un peccato che la coltivazione del gelso non sia più praticata perché questa pianta da frutta possiede numerose virtù che vale la pena riscoprire.

Il gelso, coltivato non solo per i suoi frutti ma soprattutto per le sue foglie che costituivano un alimento indispensabile per i bachi da seta, ha contribuito a fornire benessere e sostentamento a numerose popolazioni.

Questo articolo è dedicato a una pianta antica , il gelso, che  alcuni appassionati cercano di far riscoprire e che merita una maggiore considerazione.

Ti svelerò come mai anche al giorno d’oggi vale la pena di ricercarla e di iniziare nuovamente la coltivazione del gelso.

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3 origini differenti per 3 differenti tipi di gelsi

Vi sono numerosi tipi  di gelsi, se ne contano una quindicina in tutto, ma la coltivazione del gelso si è concentrata  soprattutto su due tipi il gelso nero e il gelso bianco.

Il gelso nero,coltivato per la sua frutta e   conosciuto in Europa prima dell’epoca romana, e il gelso bianco importato dalla Cina alla fine del 1400 quando, nel continente europeo, si diffuse l’allevamento del baco da seta.

Il gelso rosso, un altro tipo di gelso le cui bacche sono commestibili,  è nativo degli Stati Uniti ed è molto diffuso  in  gran parte del Nord America, dal fiume Ontario sino alla California e al Texas.

Il gelso nero è originario dell’Asia Minore, più precisamente delle zone montuose  della  Mesopotamia, dove ancora oggi si possono trovare esemplari selvatici.

Diffuso e coltivato in tutta l’Asia Minore  la coltivazione del gelso nero  è  redditizia in quei paesi perché se ne ricava frutta molto apprezzata e numerose varietà evidenziano la grossezza, l’abbondanza e la dolcezza della frutta di questa pianta.

Il gelso nero era conosciuto in Europa  sia dai greci che dai romani e veniva coltivato non solo  per la sua frutta  ma anche come pianta officinale.

Lo scienziato romano Plinio raccomandava i suoi frutti che insieme a miele, zafferano e mirra, formavano una mistura efficace per combattere il mal di gola e i disturbi di stomaco.

coltivazione del gelsoIl poeta romano Ovidio nelle sue “Metamorfosi” narra una leggenda che ha come protagonisti una pianta di gelso e due giovani che si amavano.

Purtroppo il loro amore era osteggiato dalle rispettive famiglie e i due innamorati si davano segretamente appuntamento presso una fonte ombreggiata da un grande gelso.

Un giorno la giovinetta, che si chiamava Tisbe,  giunse per prima alla fonte ma fuggì spaventata vedendo un leone.

Nella fuga lasciò cadere il velo che la copriva e la belva si avventò sulla stoffa macchiandola del sangue di una preda che aveva da poco uccisa.

Quando il ragazzo, che aveva nome Piramo, vide  il pezzo di stoffa insanguinato credette che la sua innamorata fosse  stata uccisa e disperato si trafisse il cuore con la sua spada.

Il suo sangue schizzò sulle more del gelso bagnandole.

Quando Tisbe tornò alla fonte e vide il corpo del suo amato disperata gridò all’albero “per sempre i tuoi frutti saranno di colore scuro per ricordare due innamorati che  ti bagnarono con il loro sangue”.

Poi disperata si trafisse con la stessa spada che aveva ucciso il suo  innamorato.

Ovidio  attribuisce a questa leggenda un’origine asiatica perché la pianta del gelso era comune in Asia Minore.

Questo racconto era così popolare in epoca medioevale che venne ricordato da Dante nel “Purgatorio”.

Nel Medioevo il gelso nero fu tenuto in grande considerazione ed era incluso nella lista di piante utili che  un re come Carlo Magno aveva fatto stilare.

Nel corso dei secoli questa pianta rustica e produttiva è stata apprezzata come pianta medicamentosa e per la sua frutta.

La mora del gelso nero   non solo veniva mangiata fresca ma era trasformata in confetture,   con il liquido prodotto  e fatto fermentare se ne faceva una bevanda simile al vino, si producevano con i suoi frutti dei  liquori e uno sciroppo dal gusto acidulo molto dissetante.

Le foglie di questa pianta servirono anche per nutrire i bachi da seta che non le gradivano molto preferendo le foglie di un altro tipo di gelso, quello bianco ed è per questo motivo che in Europa iniziò la coltivazione del gelso bianco.

 

Una pianta esclusiva per un bruco vorace

E’ una storia interessante quella che vede strettamente uniti  il baco da seta e una pianta, il gelso bianco.

L’inizio di questa vicenda può essere fatto risalire ad una stoffa molto pregiata, la seta, che i romani e i bizantini in epoca medioevale pagavano  cifre elevatissime.

Proveniva dalla Cina e si credeva che fosse prodotta da un albero.

La seta era così ricercata e preziosa che il tragitto che percorreva, dalla Cina sino ad arrivare in Europa attraverso   tutta l’Asia centrale, era stato chiamato “ La via della seta”.

Per mantenerne il prezzo alto la sua origine non veniva rivelata e in Europa nessuno sapeva quello che i cinesi conoscevano da 3000 anni.

Vale a dire che   non era un albero che produceva   quel filato così sottile e brillante, che dava origine ad una   stoffa così preziosa,  ma il bozzolo di un baco che per questo motivo  era chiamato baco da seta.

Si narra che l’imperatrice cinese Si-Ling-Chi nel 2.700 a. C. osservò alcuni bruchi che mangiavano le foglie del gelso e poi tessevano il loro bozzolo.

Desiderando il loro filo lucente per tessere un velo degno del suo rango e della sua bellezza diede ordine che questi bruchi venissero allevati.

Iniziò in questo modo, narrano le cronache di quel tempo,  l’allevamento dei bachi da seta nel Celeste Impero.

coltivazione del gelsoQuesto allevamento dipendeva interamente dalle foglie  del gelso bianco  l’unica pianta in grado, con le sue foglie, di nutrire gli esigenti bachi.

Il lucroso commercio della seta, che dalla Cina giungeva sino in Europa,  era così importante che un alone di segretezza avvolgeva la seta e il procedimento per ottenerla.

All’inizio del 1500 in Europa  iniziò a trapelare la vera origine di un tessuto così prezioso tuttavia per chi  avesse osato rubare  il prezioso baco c’era la pena di morte.

Una leggenda narra che furono due monaci che riuscirono a  nascondere nei loro bastoni le uova dalle quali si generava  il prezioso  bruco.

Le portarono all’Imperatore di Bisanzio, Giustiniano, che aveva promesso una grossa ricompensa per chi fosse riuscito a trafugare il prezioso baco.

Nell’anno 552 inizia la produzione della seta  nell’Impero romano d’Oriente che aveva in Bisanzio, l’odierna Istambul,   la sua capitale.

La bachicoltura si estese dal Medio oriente  all’Occidente  tramite gli Arabi che diffusero l’allevamento dei bachi dapprima in Spagna poi nel 1140 in Sicilia dove ebbe un grosso  successo.

Dalla Sicilia si diffuse per tutta la penisola e per molti secoli rappresentò un’importante fonte di sostentamento.

Ho narrato questa storia perché, come ho indicato nel titolo, con l’esigente baco  dovette venire importato anche il suo nutrimento ovvero le foglie del gelso bianco.

Iniziò così  la coltivazione del gelso bianco che serviva principalmente  per nutrire i voraci bruchi che giorno e notte esigevano solo le foglie di questa pianta.

Ancora oggi pochi, vetusti esemplari di questo albero longevo, le cui foglie servivano per nutrire il baco da seta, possono essere ammirati nelle campagne muti testimoni di un tempo ormai passato.

All’inizio del ‘900, con l’avvento delle fibre sintetiche molto meno care, si ebbe anche il declino della bachicoltura che   cessò quasi del tutto dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Con la cessazione di questa importante fonte di reddito cessò anche l’utilità di questa pianta,  molti gelsi vennero estirpati  e la coltivazione del gelso non ebbe più motivo di essere.

Tuttavia questa pianta, il gelso bianco, ha tante qualità ed è un peccato che sia così poco conosciuta.

Questo post serve anche per diffondere la conoscenza e  la coltivazione del gelso sia quello nero che quello bianco.

 

Gelso bianco,   gelso nero o gelso rosso?

Vediamo adesso la descrizione di questi 3 tipi di gelsi e in che cosa si differenziano.

Il gelso appartiene alla famiglia delle Moracee,  al genere Morus e si  divide in  3 tipi principali: il gelso nero  chiamato Morus nigra,   il gelso bianco indicato col nome di Morus alba e il gelso rosso  chiamato Morus rubra.

Questi 3 tipi sono molto simili come aspetto   e   si differenziano principalmente per  il colore   dei loro frutti che a maturazione, sono di colore  nero nel gelso nero,  biancastri nel gelso bianco e rossi nel gelso rosso.

Per quanto riguarda il gelso rosso, che è un tipo di gelso che si trova negli Stati Uniti e che ben raramente possiamo reperire qui da noi, mi limiterò a dire che è un albero che è poco coltivato e cresce selvatico nei boschi specialmente in prossimità di corsi d’acqua.

Le sue bacche piccole, dolci e succose, che maturano in estate, non solo sono gradite alle persone ma attirano molti animali selvatici specialmente uccelli che se ne cibano.

I gelsi sono piante decidue, che perdono le foglie in autunno, sono alberi alti e imponenti che raggiungono un’altezza di 10 metri, con una chioma ampia e fogliosa che assume  con l’età una naturale forma globosa.

coltivazione gelsoE’ il gelso bianco che lasciato crescere senza potarlo mostra le maggiori dimensioni della pianta sia come altezza che come ampiezza.

Le radici del gelso sono robuste ed elastiche, molto espanse, di colore giallo aranciato ed è per l’ampiezza e la forza del suo apparato radicale che  il gelso è stato impiegato  per contrastare i fenomeni franosi dei terreni.

Il tronco di questa pianta si presenta eretto, con un diametro che può raggiungere i 60-70 cm, con una chioma formata da fitte ramificazioni irregolari.

Il colore del legno è chiaro, facilmente lavorabile e molto elastico, in special modo nei rami giovani che sono lisci e di colore grigio verde.

La corteccia si presenta liscia e di colore chiaro nei soggetti giovani ma con l’età diventa di un colore bruno grigio  solcata da fessure longitudinali.

Le foglie sono grandi, sorrette da un picciolo robusto, percorse da fitte nervature con il margine fogliare leggermente dentellato.

Le specie di gelso hanno in genere fiori monoici , ovvero i fiori maschili e quelli femminili si trovano sulla stessa pianta, ma vi sono varietà dioiche che possiedono piante con fiori maschili e altre che hanno solo i fiori femminili.

Le varietà coltivate sono generalmente autofertili vale a dire che basta una pianta sola per produrre i frutti.

I fiori sono raggruppati in infiorescenze che sono collocate singolarmente o a mazzetti all’ascella  dei germogli dell’anno oppure su corti speroni raggruppati sulle branche principali della pianta.

Le infiorescenze sono poco appariscenti, di colore verdastro,  si sviluppano in aprile e sono impollinate tramite il vento.

Dopo l’impollinazione l’infiorescenza che sostiene i fiori si ingrossa e ogni singolo fiore si trasforma in una minuscola drupa che diviene succulenta modificando sia il suo colore che la sua consistenza.

L’insieme di queste minuscole drupe, che si uniscono, formano la mora del gelso che è un falso frutto, chiamato botanicamente sorosio,   composto dal frutto vero e proprio, che è la  parte centrale più consistente,  e dall’insieme delle drupe che costituiscono la sua polpa.

La maturazione dei frutti avviene, a seconda delle varietà, da fine giugno a tutto luglio in modo scalare.

La mora del gelso bianco ha sapore dolce ma spesso risulta insipida perché manca della necessaria acidità mentre invece le more del gelso nero e rosso sono gustose ed aromatiche.

La coltivazione del gelso come albero da frutto  è soprattutto indirizzata alle tante varietà del gelso nero.

 

Come coltivare il gelso

coltivazione del gelsoLa coltivazione del gelso, sia che si tratti del gelso bianco che di quello nero, è sostanzialmente simile  si differenzia solo per qualche piccolo particolare che indicherò in questo capitolo.

Il gelso è una pianta robusta e longeva che accetta qualsiasi tipo di terreno presentando un’elevata rusticità e capacità di adattamento prediligendo però il terreno umido anche se non bagnato.

Spesso file di gelsi delimitavano i confini dei campi e venivano piantati in prossimità di canali o di fossi.

Tollera il freddo dell’inverno,  il gelso bianco è il più resistente potendo resistere sino a -20° C., mentre il gelso nero e rosso preferiscono, per produrre abbondante frutta, zone con un clima  meno rigido.

E’ tollerante alla siccità ma per garantire una produzione abbondante di frutta è necessario irrigare la pianta durante il periodo estivo e quando è giovane.

La potatura è una pratica importante nel gelso   per ridurre l’estensione della chioma e mantenere la pianta ordinata, utile in special modo se è piantata in filari.

Questa pratica   aumenta  la produzione di frutta e agevola  la raccolta se la coltivazione del gelso ha come finalità la produzione di frutta.

La pianta del gelso è molto vigorosa sin dai suoi primi anni  emette numerosi rami laterali quindi la si pota già dal secondo anno dopo il trapianto.

Il periodo più idoneo per potarla è  dopo la fine delle gelate più intense, fine febbraio primi di marzo.

Occorre potare prima del risveglio vegetativo perché questa pianta, in attività, reagisce ai tagli emettendo  abbondante  lattice che la indeboliscono e rendono più difficoltosi gli interventi di potatura.

C’è da tener presente che i frutti sono prodotti sui rami di un anno perciò occorre   stimolare la produzione di nuovi rami che possano portare la fruttificazione dell’anno successivo.

Quindi gli interventi di potatura consistono in tagli di ritorno sulle branche di 2 o 3 anni e nello sfoltimento dei rametti dell’anno, quando si presentano troppo fitti, per arieggiare la chioma.

I rametti dell’anno che vengono lasciati non vanno spuntati.

Per quanto riguarda la riproduzione il gelso si riproduce utilizzando la talea di ramo dell’anno precedente che si preleva in estate.

Oppure, con più facilità, se la pianta ha prodotto numerosi polloni come tende a fare, è facile prelevare quelli meglio formati e più robusti forniti di  radici e trapiantarli a dimora.

Il periodo migliore  per eseguire questa operazione è la primavera appena le piante iniziano a “muoversi”.

La riproduzione tramite la semina non è consigliabile perché prima di vedere la pianta di gelso fruttificare possono passare diversi anni anche 7 o 8 se non di più.

 

I 7 errori da non commettere durante la raccolta  

coltivazione del gelsoLa raccolta di questo frutto morbido e fragile non è cosa di poco conto perché facilmente si deteriora, si schiaccia e va a male.

Ecco perché ben difficilmente si troveranno i frutti del gelso in vendita ed è un vero peccato.

Ti svelo in questo capitolo i 7 errori che non bisogna commettere quando si raccolgono questi frutti delicati.

1)           Non potare adeguatamente la pianta.

La pianta  del gelso tende ad avere rami lunghi e disordinati.

Se non la si pota si trovano frutti troppo in alto per poterli raccogliere senza fare danni o peggio ancora con poca aria e luce per i rami troppo vicini.

Quindi se vuoi una raccolta proficua e facile tieni i rami bassi e sfoltiscili  di modo che anche all’interno della chioma ci sia luce e aria a sufficienza.

2)           Non ripetere le operazioni di raccolta ogni 3 o 4 giorni durante tutto il periodo di maturazione delle bacche.

La maturazione delle bacche  del gelso è scalare

Maturano mano a mano  in un periodo di circa 10-15 giorni quindi è necessario fare più di una “passata” per raccoglierle al giusto grado di maturazione.

3)           Non raccoglierle a mano.

Le bacche del gelso, morbide e sugose, vanno necessariamente raccolte con pazienza   ad una ad una e manualmente.

4)           Non impiegare delicatezza nella raccolta.

Quando si raccolgono le bacche occorre ruotare delicatamente e con calma il lungo picciolo per staccarle.

Se solo si stringe leggermente la bacca questa si ammacca e fa uscire un liquido che, specialmente nel gelso nero, macchia mani e vestiti e le macchie sono  difficili da togliere.

5)           Non raccogliere frutti  ben maturi

Le bacche del gelso non maturano più una volta staccate dalla pianta.

Quindi non raccogliere bacche immature perché la maturazione si arresta e non sono buone da mangiare

6)           Non mettere le bacche in cestini grandi

Questo frutto è così delicato che si schiaccia e fermenta  se ammassato in un contenitore grande.

Per le bacche del gelso occorrono cestini piccoli,  aperti e che contengano pochi frutti.

7)           Non conservare le bacche a temperatura ambiente specie se fa caldo

Le bacche del gelso si conservano per poco tempo, solo qualche giorno, a temperatura ambiente e   7  giorni come massimo ad una temperatura fresca e controllata.

E’ possibile conservarle per alcuni mesi se le si surgela ma perdono molto del loro gusto e profumo.

 

Le  8 qualità   di una mora preziosa

coltivazione gelsoLe more  di questa pianta sono dolci e gustose, vale la pena di iniziare la coltivazione  del gelso per poter gustare le sue more.

Ti svelo qui sotto  le 8 qualità di questo frutto che lo rendono prezioso.

1)           Questi frutti sono molto vitaminici, sono  ricchi di vitamina C , delle vitamine del gruppo B e della vitamina K.

2)           Posseggono preziosi minerali come  un’elevato quantitativo di ferro (185 mg x 100 g di frutti), di potassio,di  manganese e di magnesio.

3)           I frutti del gelso nero e rosso sono ricchi di antociani preziose sostanze antiossidanti che prevengono l’invecchiamento cellulare e contrastano i radicali liberi così dannosi per il nostro fisico.

4)           Le more del gelso nero contengono una sostanza chiamata resveratrolo, un potente antiossidante utile per combattere le malattie cardiovascolari.

5)           I frutti del gelso  posseggono importanti proprietà antibatteriche utili nel post operatorio per prevenire infezioni.

Le more del gelso bianco hanno una spiccata azione antibatterica nei riguardi dei batteri responsabili delle carie dentali.

6)           Questi frutti sono anche potenti antinfiammatori, impiegati in passato sotto forma di  colluttori per lenire le infiammazioni della bocca e della gola.

7)           Queste more sono decongestionanti e  rinfrescanti, ottime per dissetare e tonificare, per reintegrare i liquidi e il sudore persi durante la stagione calda, molto utili per chi pratica sport.

8)           Contengono pochissime calorie circa 43 per 100 gr di prodotto quindi sono indicate per chi fa dieta.

 

I  7 modi  per utilizzare oggi la pianta del gelso.

coltivazione dei gelsiTi starai chiedendo:   oggi,  che la bachicultura è scomparsa, è ancora utile la coltivazione del gelso?

In questo capitolo ti indico i 7 modi nei quali è possibile utilizzare oggi questa bella pianta e perché, secondo me, è utile inserire anche ai nostri giorni nel proprio terreno un gelso.

Infatti la pianta del gelso è utile perchè:

1)   come albero da frutto è un’ottima pianta produttiva e rustica.

Scegli una varietà che sia da frutto, possibilmente autofertile, così ti occorrerà   un esemplare solo per produrre frutta.

2)   Il gelso è una pianta molto adatta per ombreggiare perché ha una chioma ampia e larghe foglie quindi è gradevole sostare, quando fa  caldo, sotto la sua  chioma.

3)  Il gelso  può essere una pianta ornamentale.

Infatti alcune sue varietà hanno  i rami  che si inclinano verso terra e sono molto ornamentali.

4)  Le sue forti radici trattengono il terreno e se possiedi del terreno scosceso allora prendi in considerazione  la  coltivazione del gelso che con il suo esteso e forte apparato radicale trattiene il  suolo.

5)  Il fogliame verde  di questa pianta costituisce un’ottima e abbondante fonte di foraggio rinfrescante e benefico per il bestiame.

6) Le foglie più tenere appena spuntate possono essere aggiunte alle insalate.

7)  Il gelso può essere utilizzato per la produzione di biomassa legnosa   tramite il cippato, che viene prodotto ogni 3 anni.

Scopri un’altra pianta da frutto rara e dimenticata, il nespolo comune, che non solo è una pianta rustica e ornamentale ma è di volume e altezza contenuti e quindi sta bene anche nei piccoli giardini.

E’ un vero peccato che sia così poco conosciuta e io, che ne ho un esemplare che mi dà tante soddisfazioni, ho creato un’opera su di lei per diffonderla.

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Le more del gelso in cucina

coltivazione del gelsoLe more del gelso che si impiegano in cucina sono soprattutto quelle del gelso nero anche se vi sono varietà di gelso bianco che danno ottimi frutti, dolci e saporiti.

Sono ottime al naturale appena raccolte, buonissimo è anche il loro succo che si gusta senza aggiungere altro oppure al massimo lo si può allungare con un poco di acqua.

Questo succo, lo sciroppo e anche i frutti freschi sono ottimi dissetanti.

Con le more del gelso si prepara un’ottima marmellata.

In più  queste dolci more servono a guarnire crostate e a insaporire altri tipi di torte.

Se ne fanno ottimi liquori come una grappa alle more di gelso e una deliziosa rara granita.

Peccato che questo frutto  non si conservi molto,   il mio consiglio è di usarlo il prima possibile,  l’ideale sarebbe appena raccolto.

 

Conclusioni

coltivazione  del gelsoIl gelso è una pianta che merita di essere riscoperta ed apprezzata ecco perchè è importante, secondo me, che venga rivalutata la coltivazione del gelso.

Il motivo non sta   soltanto   nella sua ottima frutta ma anche perché è una grande pianta che essendo longeva, vi sono esemplari che hanno tranquillamente superato il secolo, non solo allieterà chi l’ha piantata ma anche le generazioni future.

Per amore di verità voglio  dirti che anche il gelso ha i suoi difetti: è un albero che può diventare imponente, quindi inadatto per piccoli spazi, a meno che non lo si poti severamente ogni anno.

Inoltre, per la sua mole e il suo esteso apparato radicale, non è consigliabile  coltivarlo in vaso.

Ho un bel gelso nero nella mia proprietà e ogni volta che guardo quella grande pianta  capisco che questo albero antico è un retaggio di epoche passate ed è poco adatto in un periodo come il nostro dove lo spazio è poco.

Eppure è una delle piante che ammiro di più e mi fa piacere sia raccogliere la sua frutta sempre abbondante, sia sostare all’ombra della sua chioma così ampia.

Se vuoi ammirarlo ti metto qui il link di un video post fatto proprio su di lui

il gelso: come coltivarlo e gustare il suo raro frutto

Questo articolo che ho voluto dedicare al gelso, una pianta a torto dimenticata, volge alla fine, ho fatto  del mio meglio per approfondire un albero da frutto che non merita di essere così negletto.

Spero di essevi riuscita e di aver acceso in te in desiderio di possedere  una pianta di gelso che, fra le altre specie, merita di essere più considerata o, se non puoi averla, di ricercare la sua dolce frutta.

Spero che questo post ti abbia fatto piacere,  adesso non mi resta che augurarti

Un dolce affettuoso saluto da

mia firma

 

 

 

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